Renato Cesarini
Nativo di Senigallia, emigrato giovanissimo in Argentina, rientra in patria quando già gode di una buona fama calcistica.
Il Cé adorava i locali notturni, le carte da gioco, i vestiti eleganti, lo champagne e naturalmente le donnine di classe; non era raro vederlo arrivare agli allenamenti ben oltre l’ora stabilita, buttandosi giù a capofitto da un taxi con il cappotto di cammello sopra il pigiama. Giunse addirittura ad aprire un “dancing” nella centrale piazza Castello (sopra al bar Combi) dove gli orchestrali erano vestiti da “gauchos”. Ma negli anni Trenta la disciplina veniva fatta osservare rigidamente. Esisteva una fitta rete di informatori formata da ragazzini reclutati dalle società, il cui compito era quello di appostarsi per ore in vicinanza delle abitazioni dei giocatori e segnalarne le mosse in sede.
Naturalmente, manco a dirlo, il più bersagliato dalle multe era Cesarini, ma era talmente simpatico e generoso (in campo come nella vita, celebri le sue mance) che spesso qualche dirigente pagava per lui. Altre volte pagava senza batter ciglio, oppure scendeva a patti, in cambio di una rete nella prossima partita si giocava la rescissione della multa.
Cesarini non era solo sregolatezza, ma anche e soprattutto genio. Se nella vita privata si faceva rapare a zero per scommessa o si buttava dal trampolino in piscina senza saper nuotare, in campo era la serietà assoluta e si batteva come un leone, aveva intuizioni tattiche felici ed improvvise, il suo fisico eccezionale fece sì che non avesse paura di nessuno; capace di reti impossibili diede il nome a quella che viene ancora battezzata come “zona Cesarini”. Per la verità il Cé era solito segnare sul finire della gara perché conservava ancora scatto ed imprevedibilità da vendere, ma la rete che gli valse la fama in eterno fu il 3-2 segnato a Torino il 13.12.1931 in Italia-Ungheria (allora nazione calcisticamente all’avanguardia), quando allo scadere dei novanta minuti rubò letteralmente palla al compagno di squadra Costantino, fintò un passaggio e trafisse il portiere magiaro.

